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dialogo terzo 65

La seconda proposta di Nundinio.


Smi. Che soggiunse il dottor Nundinio?

Teo. Io dunque, disse in latino, voglio interpretarvi quello che noi dicevamo, ch'è da credere, il Copernico non esser stato d’opinione, che la terra si movesse, perché questa è una cosa inconveniente ed impossibile; ma che lui abbia attribuito il moto a quella più tosto, che al cielo ottavo, per la comodità de le supputazioni. Il Nolano disse, che, se Copernico per questa causa sola disse la terra muoversi, e non ancora per quell'altra, lui ne intese poco e non assai. Ma è certo, che il Copernico la intese, come la disse, e con tutto suo sforzo la provò.

Smi. Che vuol dir, che costoro sì vanamente buttorno quella sentenza su l’opinione di Copernico, se non la possono raccogliere da qualche sua proposizione?

Teo. Sappi, che questo dire nacque dal dottor Torquato, il quale di tutto il Copernico, ben che posso credere, che l'avesse tutto voltato, ne avea ritenuto il nome de l’autore del libro, dello stampatore, del loco, ove fu impresso, de l'anno, il numero de’ quinterni e de le carte, e per non essere ignorante in grammatica, avea intesa certa epistola superliminare attaccata non so da che asino ignorante e presuntuoso; il quale, come volesse iscusando favorir l'autore, o pur affine che anco in questo libro gli altri asini, trovando ancora le sue lattuche e frutticelli, avessero occasione di non partirsene a fatto digiuni, in questo modo li avvertisce avanti che comincino a leggere il libro e considerar le sue sentenze: «Non dubito, che alcuni eruditi» — ben