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dialogo quarto 103

poneno il mondo finito, l’effetto e l’efficacia de la divina potenza finiti, le intelligenze e nature intellettuali solamente otto o dieci, la sostanza de le cose esser corrottibile, l’anima mortale, come che consista più tosto in un’accidentale disposizione, ed effetto di complessione e dissolubile contemperamento ed armonia, l’esecuzione de la divina giustizia sopra l’azioni umane per conseguenza nulla; la notizia di cose particolari a fatto rimossa da le cause prime ed universali ed altri inconvenienti assai, li quali non solamente come falsi acciecano il lume de l’intelletto, ma ancora, come neghittosi ed empii, smorzano il fervore di buoni affetti.

Smi. Molto son contento di aver questa informazione de la filosofia del Nolano. Or veniamo un poco a li discorsi fatti col dottor Torquato, il quale son certo che non può essere tanto più ignorante, che Nundinio, quanto è più presuntuoso, temerario e sfacciato.

Fru. Ignoranza ed arroganza son due sorelle individue in un corpo ed in un’anima.

Teo. Costui con un enfatico aspetto, col quale il divûm pater vien descritto ne la metamorfosi seder in mezzo del concilio de li dei, per fulminar quella severissima sentenza contra il profano Licaone, dopo aver contemplato la sua aurea collana.

Pru. Torquem auream, aureum monile.

Teo. Ed a presso rimirato al petto del Nolano, dove più tosto arebbe possuto mancar qualche bottone, dopo essersi rizzato, ritirate le braccia da la mensa, scrollatosi un poco il dorso, sbruffato con la bocca alquanto, acconciatasi la berretta di velluto in testa, intorcigliatosi il mustaccio, posto in arnese il profumato volto, inarcate le ciglia, spalancate le na-