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in un altro; ma un cervello che sente e non sente simultaneamente, è qualcosa come un cervello cotto e crudo nello stesso tempo; quindi nel medio scrivente, se è un sonnambulo sveglio, bisogna ammettere due centri nervosi che pensano separatamente.

E tanto più bisogna farlo in quanto l’intelligenza occulta non è un personaggio momentaneo, ma un alter ego, che il medio può evocare per anni.

Ed è precisamente quello che si fu costretti a fare. Alcuni, come il Bérillon, e quelli ch’egli cita, ammettono un dualismo degli emisferi cerebrali. Altri, per es. l’Hartmann (in Aksákow, p. 569), invece di dare al personaggio sonnambolico del medio (come egli lo chiama), un emisfero, gli assegna i centri subcorticali. Altri, che ci fa conoscere il du Prel nella sua Filosofia della Mistica, pongono il pensiero del sonnambulo nel sistema ganglionare, specialmente nel plesso solare.

Ora il localizzare questo incosciente non è molto facile, perchè quasi tutti i posti sono occupati. Egli è vero che non sono occupati definitivamente; anzi, le contraddizioni dei fisiologi sulla localizzazione sono tante (come si vede bene dall’ultimo libro del Soury), che l’incosciente può allogarsi provvisoriamente dove vuole.

Ma quando i psicologi spiritualisti accampano l’argomento dell’unità di coscienza, i fisiologi lo eludono spiegando l’unità di coscienza colla continuità del sistema nervoso. Ora qui ci sarebbe la continuità senza l’unità di coscienza. Il medio si trova confinato, per ipotesi, in