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che ho ricevute, la calma la più profonda è succeduta a questo istante di effervescenza.

Jeri un Generale Veneziano è venuto a manifestarmi i suoi timori per questi avvenimenti, ed il desiderio che hanno i suoi concittadini d’esser da noi secondati per salvarli dalla sventura che si preparava. La mia risposta lo ha sodisfatto: egli è ritornato in Venezia per pubblicarla. Un istante dopo la sua partenza ho saputo che il popolo di Chiozza è nell’inquietudine per un’apparenza di movimento dalla parte degli Schiavoni, il disegno dei quali era di rientrare ne’ forti, e con questo mezzo rendersi padroni di tutto, ed opporsi all’intenzione de’ Veneziani. Io ho ordinato al Generale Lanusse di portarsi subito con due battaglioni in quella fortezza; egli vi è entrato jeri sera: dopo il suo arrivo il popolo è tranquillo, e gli Schiavoni si allontanano; egli vi organizza la Municipalità; io gli ho spedito un Commissario per far l’inventario di tutto ciò ch’esiste nei magazzini. I Veneziani costretti a separarsene per andare in soccorso della Città, hanno lasciato tutto nello stato migliore. Ciò non dev’esser considerato come una violazione del trattato di armistizio, ma bensì come un atto fraterno, che ha evidentemente contribuito alla salvezza de’ Veneziani; le loro truppe d’altronde possono presentarsi alla Chiusa: i nostri faranno una festa in darne loro l’accesso per dividerne il servizio, e dare ad essi una testimonianza di amicizia. Dopo questi avvenimenti dobbiamo sperare d’entrar ben tosto in Venezia. Il Commissario di guerra Bouquet e stato arrestato per mio ordine lo stesso giorno in cui vi ho scritto sul suo conto: si sta compilando il processo; egli sarà giudicato sollecitamente dal consiglio di guerra della sua divisione.

Victor.