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mento, dalla coscienza di un alto dovere da adempiere, come quello che il ministro della guerra ha testé dato, noi dovremmo essere grati al presidente del Consiglio di aver lasciato all’Assemblea di continuare in questa discussione.

E non mi fa meraviglia: ella, onorevole Boselli, è il più vecchio di questa Camera e appartiene a quella generazione di uomini quasi nati qua dentro e che sentono e comprendono che il Parlamento non è un male necessario, che il Parlamento è, per chi lo sa intendere e governare, ausilio nell’opera difficile del governo, e, in modo particolare, in giorni come questi. E noi, onorevole Boselli, che più tardi di lei, ma quasi da trenta anni, sediamo in questa Camera, comprendiamo perfettamente che, malgrado, sì, malgrado qualche deformazione, forse anche qualche degenerazione dell’istituto parlamentare, finchè non si trovi niente di meglio da sostituire, esso rappresenta ancora la più sicura salvaguardia del diritto dei cittadini, il più sicuro coefficiente di un governo libero e fecondo. Quindi, all’onorevole Boselli, qualunque possano essere le sorti di questa discussione, deve essere dato il merito di avere, in coerenza della grande dignità della sua vita, del culto sempre professato per la istituzione parlamentare, di non aver perduto fede nell’istituto anche nel volgere di giorni così gravi. (Applausi).

Nella chiusa del suo lungo e forte discorso l’On. Barzilai tornava a parlare dell’On. Boselli e diceva:

E nei riguardi del suo illustre capo, (del Gabinetto) (Segni di attenzione) mi sia consentita una parola pari