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tentativi per comprendere le materia e la forza. Poichè quand’anche essa riuscisse con la supposizione del costante riempimento dello spazio che le serve di base, a lasciar da parte la diversa densità della materia, dovrebbe pure supporre il movimento vorticoso o esistente dall’eternità o prodotto da una spinta soprannaturale; ecco dunque che essa si troverebbe ben presto di nuovo perplessa davanti alla seconda difficoltà che si oppone alla comprensione del mondo, il problema dell’origine del moto.

Queste difficoltà si possono in tutto dividere in sette. Trascendenti chiamo qui sotto quelle che mi sembrano insuperabili, anche se me le immagino precedentemente risolte nell’ascendente sviluppo.

La prima difficoltà è l’essenza della materia e della forza. Come uno dei confini che io pongo alla conoscenza della natura, è anch’essa in sè trascendente.

La seconda difficoltà è precisamente l’origine del moto. Noi vediamo il moto sorgere e scomparire; possiamo rappresentarci la materia in riposo; il moto ci sembra come qualche cosa di accidentale alla materia, qualche cosa per cui in ogni singolo caso è necessario vi sia il motivo sufficiente. Se noi cerchiamo perciò di figurarci uno stato primitivo nel quale nessuna causa abbia agito sulla materia, in modo che riguardo al nostro bisogno di causalità non resti più nessun’altra questione, noi veniamo sempre a rappresentarci la materia come immobile da tempo infinito, e nello spazio infinito