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ricciarono il naso su «la confessione di quell’Ignorabimus che odora quasi di un’umiltà da consigliere concistoriale, e col quale l’ignoranza sarebbe permanentemente giustificata». Fanatici di questa specie, che avrebbero dovuto capir meglio mi denunziarono come appartenente a nere combriccole ed accennarono di nuovo che uno vicino all’altro stanno il despotismo e l’estremo radicalismo1. Cervelli più misurati rivelarono tuttavia in questa occasione che la loro dialettica era male in gambe. Credettero di dire qualche cosa di diverso da quello che avevo detto io, quando opponevano al mio Ignorabimus un Sapremo, sotto la condizione che «noi, come uomini mortali quali siamo, ci contentiamo di umana conoscenza». Oppure non erano capaci di comprendere la differenza fra l’asserzione che io confutavo: La conoscenza può essere meccanicamente spiegata, e l’asserzione di cui non ho mai dubitato, che ho anzi sostenuta con molti argomenti: La conoscenza è legata a processi materiali.

Più acutamente vide David Friedrich Strauss. Il grande critico aveva tardi superato il passaggio, che certe nature non di rado compiono molto più presto in gioventù, dagli studi teologici alla scienza della natura. Unn naturalista esperto della disciplina può dar poca importanza all’analisi di seconda mano in cui l’autore «della vecchia e della nuova fede» si compiace forse un pò troppo. Ai moralisti, ai giuristi, ai professori, ai medici può parer troppo scrupolosa la logica quasi violenta con la