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Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/32

18 lettera

fare l’ultimo suo atto di cristiano. Così udì la messa, e si comunicò. Quando il prete si licenziò, gli disse: “Padre, vi supplico umilmente, voi e gli altri del vostro clero, pregate Dio per me, che, se egli nell’abisso del suo giudizio ha destinato che io finisca ora i miei giorni, che egli mi abbia misericordia, e mi perdoni i peccati che sono senza numero, dacchè è impossibile che una sì vile e sì umil creatura come me, abbia potuto osservare i comandamenti di sì alto, e sì potente signore; se poi a lui sembra che io possa esser tuttora utile di qua, e voglia farmi campare qualche altra ora, supplicatelo che faccia cessar presto e gli spasimi che io soffro, e che mi faccia la grazia di guidare da qui in là i miei passi dietro alla sua volontà, e di rendermi migliore che non sono stato fino adesso.” Qui si chetò un poco per riprenda fiato; e vedendo il prete andarsene, lo richiamò e gli disse: “Vo’ dire un’altra cosa in presenza di voi. Io dichiaro che, come io son stato battezzato, così muojo in quella fede e religione, che Mosè fondò prima in Egitto, che poi i Padri riceverono in Giudea, e che di mano in mano per succedersi di tempi è stata portata in Francia.” A vederlo, pareva che avrebbe parlato anche di più, se avesse potuto; ma cessò, pregando lo zio e me di pregare Dio per lui, “perchè, e’ disse, questo è il miglior servizio che i cristiani possono farsi l’un l’altro.” Nel parlare gli s’era scoperta una spalla, e benchè avesse più vicino un servitore, pregò suo zio di ricoprirgliela; e poi guardando me, disse: Ingenui est cui