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Pagina:Boetie - Il contr'uno o Della servitù volontaria.djvu/26

12 lettera

gio sopra gli accidenti umani; e sempre ero andato a rilento nel credere quanto alle volte ne leggevo per le storie; ma, avutane tal solenne prova, ringraziavo Dio che ciò fosse stato in una persona da cui tanto era amato, e cui sì teneramente io amava, e che mi servirebbe d’esempio per fare, quando toccherà a me, il medesimo. Egli mi ruppe il discorso per pregarmi di giovarmene veramente, e di mostrare col fatto che i discorsi fatti tra noi mentre eravamo sani, non gli avevamo solamente sulle labbra ma profondamente scolpiti nel cuore, da mettergli in atto quando occorresse il bisogno; affermando che questo è il vero uso de’ nostri studj e della filosofia. E prendendomi per la mano, mi disse: “Fratello e amico mio, credi che mi pare di aver fatto in vita mia parecchie cose con la pena e con la difficoltà di questa qui: e ti dico cha da gran tempo ci ero preparato, e sapeva a mente la lezione. O che non basta l’essere arrivato alla mia età? son per entrare ne’ trentatre anni. Dio mi ha fatto la grazia d’avermi fino ad ora tenuto sano e benavventuroso; e come le cose umane sono instabili, così ciò non poteva durar di più. Era oggimai venuto il tempo di mettersi alle gravi faccende, di vedere mille spiacevolezze, come gl’incomodi della vecchiaja da’ quali sono scapolato per questa via. E poi è da presumere che fin qui io abbia vissuto con più semplicità e meno malizia che non avrei fatto per avventura, se Dio mi avesse lasciato tanto vivere che mi si fosse ficcata in testa la sollecitudine di diventar