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danno del suo amico ed editore Michele di Montaigne. Questo scettico sentì profondamente l’amistà, e reso alla memoria dello spento amico gli onori che lo fecer vivere nella memoria dei posteri. Ei ne raccontò la morte in modo da farne una pagina di Plutarco; egli raccolse tutte le reliquie dell’ingegno di lui, per fino i suoi sonetti, così quelli più fervidi per la donna de’ suoi primi pensieri e quei più freddini per la moglie. Egli diè fuori il Trattatello della servitù volontaria o il libro del Contr’uno, avvertendo che fu per avventura un giuoco dell’ingegno precoce dell’autore a sedici o come altri vuole a diciotto anni. Qui il Vermorel ha ragione di dire che quello scritto non è una declamazione; ha tale sostanza di ragioni, tal serietà di convinzione