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SOPRA DANTE 251

non potendo intender la risposta fattagìi da’ pescatori, entrò in tanta maninconia che una febbre il prese, della quale in pochi dì si morì, e poveramente in Arcadia fu seppellito. Donde poi portando gli Ateniesi le sue ossa in Atene, in quella onorevolmente il seppellirono. Fu adunque costui estimato il più solenne poeta che avesse Grecia, nè fu pure appo i Greci in sommo pregio, ma ancora appo i Latini in tanta grazia, che per molti eccellenti uomini si trova essere stato maravigliosamente commendato: e intra gli altri nel quinto delle sue Quistioni Tusculane scrive Tullio così di lui: Traditum est etiam, Homerum caecum fuisse: at ejus picturam non poësia videmus. Quae regio, quae ora, qui locus Graeciae, quae species formae, quae pugna, quae acies, quod remigium, qui motus hominum, qui ferarum non ita expictus est, ut quae ipse non viderit, nos ut videremus effecerit? ec. Nè si sono vergognati i nostri poeti di seguire in molte cose le sue vestigie, e massimamente Virgilio; per la qual cosa meritamente qui il nostro autore il chiama poeta sovrano. Fiorì adunque questo mirabile uomo, chiamato da Giustiniano Cesare, padre d’ogni virtù, secondo l’opinione d’alcuni, ne’ tempi che Melanto regnava in Atene, ed Enea Silvio regnava in Alba. Eratostene dice, che egli fu cento anni poichè Troia fu presa. Aristarco dice, lui essere stato dopo l’emigrazion ionica cento anni, regnante Echestrato re di Lacedemonia, e Latino Silvio re d’Alba. Altri vogliono che fosse dopo questo tempo detto, essendo Labote re di Lacedemonia, ed Alba Silvio re d’Alba. Filocoro dice, che egli fu