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libro secondo 65

scritta maniera, e alcuna volta gravemente ripresi, egli tra se medesimo disse: Certo quest’opera potrebbe tanto andare avanti, sotto questo tacere ch’io fo, che pervenendo poi agli orecchi del mio signore, forse mi nocerebbe l’averla taciuta. Io manifestamente conosco ne’ sembianti e negli atti di costoro la fiamma di che elli hanno accesi i cuori: adunque perché non li lascio ardere sotto l’altrui protezione, piú tosto che sotto la mia? Io pure ho inf.no a qui fatto l’ufficio mio, riprendendoli piú volte, né m’è giovato: e però per mio scarico il meglio è di dirlo al re». Cosí ragionando tra sé Racheo, Ascalione sopravvenne: il quale, in molte cose peritissimo, quando lo studio rincresceva loro, mostrava loro diversi giochi, e tal volta con essi cantando si sollazzava, avendo giá ciascuno da lui medesimo appresa l’arte del sonare diversi strumenti; e trovò Racheo pensando, cui disse: «Amico, qual pensiero si t’aggrava la fronte, che, occupato in esso, altro che rimirare la terra non fai?» A cui Racheo narrando il suo pensiero rispose. Quando Ascalione intese questo, niente gli piacque: «Ma» disse, «andiamo, e senza alcuno indugio il narriamo al re, acciò che se altro che bene n’avvenisse, noi non possiamo essere ripresi». E dette queste parole, voltati i passi, amenduni n’andarono nella presenza del re; al quale Ascalione parlò cosí:

«Nella vostra presenza, o vittoriosissimo prencipe, ci presenta espressa necessitá a narrarvi cose le quali, se esser potesse suto, disiderato molto avremmo che, dicendole altri, agli orecchi vostri fossero pervenute. Ma perciò che disiderosi del vostro onore, non volendo ancora il nostro contaminare, conosciamo che da tenere occulte non sono, e massimamente a voi, onde acciò che il futuro danno, che seguire ne potrebbe di ciò che vi diremo, non sia a voi noia né mancamento de’ nostri onori, vi facciamo manifesto che novello amore è generato ne’ semplici cuori del vostro figliuolo Florio e Biancofiore; e questo ne’ loro atti piú volte abbiamo conosciuto, sí come l’iddii sanno: essi piú volte affettuosamente abbracciarsi e darsi amorosi baci abbiamo veduto, e appresso sovente, guardandosi nel viso, l’un l’altro gittare sospiri accesi