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436 il filocolo


Giungendo questa voce agli orecchi d’Ascalione e degli altri, i quali veramente la conobbero, di tristizia subitamente gli animi spogliarono, di quella letizia rivestendogli, di che Isifile nel dolore di Licurgo si rivestí, riconosciuti i figliuoli.

E Ascalione, prima che alcuno, rispose: «O fortunato giovane, il quale morto stimavano, e per cui noi tutti tuoi compagni morte disideravamo, multiplica con la veritá la nostra letizia, e dinne per la potenza de’ tuoi iddii se tu se’ vivo come ne parli, o se alcuno spirito, volendoci dal fermo volere levare, parla per te nelle accese fiamme: acciò che, se tu vivi, solleciti la tua salute cerchiamo, e se no, la proposta morte prendiamo senza piú stare».

Conobbe Biancofiore la voce del suo maestro e cosí rispose: «Caro maestro, rallégrati, e credi fermamente ciò ch’io ti parlo: il tuo Florio e io viviamo nelle cocenti fiamme da niuna cosa offesi. Ond’io ti priego per quello amore che giá mi portasti, la nostra liberazione affretta, acciò che da noi la paura si parta, e possiamo con voi di tale pericolo campati rallegrarci. Io ardo piú di vederti che non fanno le accese legne preste pe’ nostri danni. Gl’iddii benevoli a noi ci hanno graziosa fortuna promessa per lo inanzi, e senza fallo salute: però il vivere vi sia caro».

Odono Ascalione e i suoi compagni la voce della graziosa giovane, e riconfortati con immenso vigore aspettano francamente qualunque novitá, ragionando diverse cose co’ chiusi amanti, infino a che altra cosa appaia, piú nella pietá degl’iddii ornai sperando, che nelle loro forze. Mentre i cavalieri rallegrati ragionando si stanno accosto alla buia nuvola, la quale in niuno modo cede a chi oltre vuole passare se non come un muro, levandosi da dosso ciascuno le molte saette, di che piú che dell’armi erano caricati, e avendo cura e di loro e delle loro piaghe, le quali non di medicare, ma di ristrignerle per meno sangue perdere s’ingegnavano, Ircuscomos col braccio tagliato, e con molti altri feriti e non feriti pervennero all’amiraglio, a cui Ircuscomos disse: «Signore, vedi come i sopravvenuti nemici