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libro quarto 385

sopra l’udite cose, e prima fra sé le commenda e poi le disidera e ultimamente gravissimi reputa li pericoli a’ quali si mette, incerto d’acquistare la cosa pe~ la quale a quelli si dispone, e di questo pensiero salta in un altro, e di quell’altro in molti. Egli si ricorda di tutti i pericoli ch’egli ha corsi, e imagina quelli che correre dee: e nella savia mente stima i corsi essere stati grandi, ma molto maggiori gli paiono quelli che a venire sono. E nel pensiero gli prende dei preteriti paura non che dei futuri. E pargli, quando bene le parole di Dario pensa, quasi al suo disio mai non dover pervenire per qualunque pericolo al quale egli si metta, o, se ne dee pervenire ad effetto, pensa che tardi sia. Ma piú tosto consente, se ad alcuna cosa fare si mette, morte o, vergogna acquistarne che il suo volere adempiere, né ancora alcuna volta ha ne’ suoi pensieri conosciuto i suoi folli disii come ora conosce. Per che egli tra sé e sé cominciò a dire: «O poco savio, quale stimolo a tante pericolose cose infino a qui t’ha mosso, e vuole a maggiori da quinci inanzi muovere? Niuna cosa è se non una femina, amata da te oltre al dovere. Ora è egli lecito l’amare altrui piú che sé? Certo no, però che ogni ordinato amore comincia e procede dall’amare se medesimo: dunque ama piú tosto te che questa femina. — E cosí fo io. — Non sai che se tu piú te amassi, tu non cercheresti i pericolosi casi per la sua salute, dove la tua agevolmente si può perdere. — La mia non si perderá. — E chi te ne fa certo? — La speranza ch’io porto agl’iddii che m’aiuteranno. — Gl’iddii aiutano coloro che per debita ragione si mettono a non strabocchevoli pericoli e lasciano perire chi n’ha voglia, come pare che tu abbia. — Adunque come debbo fare? — Lasciala stare. — Io non posso. — Sí potrai, se tu vorrai. — E che vita sará la mia senza amore? — Quale è stata quella di coloro che sono stati avanti a te. — Io non potrei senza amore vivere.— Amane un’altra, e quella che al tuo padre piacerá, e torna a lui co’ tuoi tesori, e contentalo come tu devi, ché sai ch’egli ama te sopra tutte le cose, e non seguire piú questo amore: meno male è