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libro primo 29

avete abbandonate in servigio di Colui che ve le donò, perciò che essi tutti nacquero alla sua speranza e non alla vostra, ed egli tutti a buon fine gli recherá. E non è gran fatto se in servigio di cosí gran donatore si pone alcuna volta il mortal corpo». D’abbandonar le lagrime si deliberarono al consiglio di Lelio, rispondendogli che lui per duca e per signore continuamente avevano tenuto e tenevano, e che piacea loro per inanzi tenerlo, e che in questo accidente e in ogni altro essi ogni suo piacere erano disposti di mettere con lui insieme ad esecuzione, offerendosi di seguirlo infino alla morte. Allora Lelio di tanto onore reverentemente gli ringraziò e comandò che ciascuno prendesse le sue armi e apprestassesi di resistere a’ nemici, faccendo di loro tre schiere. E la prima, nella quale egli mise quelli giovani nelle cui forze piú si confidava, fece guidare ad un giovane romano, il quale si chiamava Sesto Fulvio, nobilissimo uomo e ardito. La seconda, nella quale erano quasi tutti quelli che a loro per cammino s’erano accostati per compagnia, fece menare ad un giovane della tua terra, o Stazio sommo poeta, nominato Artifilo, valoroso e possente molto. La terza, nella quale la maggior parte della sua poca gente riserbò, diede a conducere a Sulpizio Gaio, suo caro compagno e parente, sé di tutti faccendo capitano e corregitore; e poi che cosí gli ebbe ordinati, parlò cosí verso loro:

«Cari signori e compagni, sí com’io davanti vi ragionai, questi che noi veggiamo verso di noi venire con tanta furia, a noi della loro venuta la cagione è occulta. Ma tanto mi par bene ch’essi siano gente iniqua e ribelli alla nostra legge, presumendo ciò dal loco dove trovati gli abbiamo. Essendo tal gente, per niuna altra cagione si deve credere tanto furiosi venire a noi, se non per privarci di vita avanti che per noi alcuno scampo si possa prendere. Onde se questo avviene, che essi in noi le lor mani vogliano crudelmente distendere, voi non siete uomini i quali siate usi di contaminar la vostra fama eterna per viltá, ma continuamente nel preterito tempo voi e’ vostri predecessori avete poste l’anime e’ corpi per eternale