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libro terzo 227

simo e vecchio cerreto era. In quello mai alcuna scure era stata adoperata, né da’ circustanti per alcun tempo cercato, fuori che da’ loro antichi nell’antico errore de’ non conosciuti iddii, i quali in sí fatti luoghi si solevano adorare. In quello entrò Fileno, e non trovandovi via né sentiero, ma tutto da vecchie radici o da grandissimi rovi occupato, con grandissimo affanno infino alla sommitá del picciolo monticello salí. Quivi trovò un tempio antichissimo, nel quale salvatiche piante erano cresciute, e le mura tutte rivestite di verde ellera. Né giá per antichitá erano guaste le imagini de’ bugiardi iddii, rimasi in quello quando il figliuolo di Giove recò da cielo in terra le novelle armi, con le quali il vivere eterno s’acquista. Era davanti a quello un picciolo prato di giovanetta erba coperto, assai piacevole a rispetto dell’altro luogo. E quivi fermato Fileno stette per lungo spazio; e rimiratosi dintorno, e pensato lungamente, s’imaginò di volere quivi finire la sua fuga, e in quello luogo senza tema d’essere udito piangere i suoi infortuni, e se altro accidente non gli avvenisse, quivi propose di volere l’ultimo di segnare. E dopo lunga esaminazione, vedendo il luogo molto solitario, si pose a sedere davanti al tempio, e quivi nutricandosi di radici e d’erbe, e bevendo de’ liquori di quelle, stette tanto che agl’iddii prese pietá della sua miseria, sempre piangendo, e ne’ suoi pianti con lamentosa voce le piú volte cosí dicendo:

«O impiissima acerbitá dell’umane menti, che commisi io ch’eterno esilio meritassi della piacevole Marmorina? Nullo fallo commisi: amai e amo. Se questo merita esilio o morte, torca il cielo il suo corso in contrario moto, acciò che gli odii meritino guiderdone. E se io forse amando ad alcuno dispiaceva, non con morte mi doveva seguitare, ma con riprensione ammaestrare. Ora che riceverá da Florio chi odierá Biancofiore? Non so ch’egli gli si possa fare, se a quello che a me ha fatto vorrá con eguale animo pensare. Ahi, Pisistrato, degno d’eterna memoria per la tua benignitá, il quale, udendo con pianti narrare la tua figliuola essere baciata, e di ciò dimandarti vendetta, non dubitasti rispondere: ‛Che faremo noi a’