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libro terzo 171

e forte mi pare a credere che vero sia che tu da amore cosí compreso sia come tu narri, con ciò sia cosa che amore sia sí nobile accidente, che sí vile vita non consentiria menare a chi lui tiene per signore, come tu meni; e io l’ho giá provato: e massimamente avendo tu cosí vera cagione di doverti rallegrare, come tu hai, se io ho bene le tue parole ascoltate. Tu, secondo il tuo dire, ami piú ch’altra cosa Biancofiore, e similmente di che piú ch’altra cosa ella te ama. Adunque se tu bene riguarderai a quel che io intendo di dirti, niuno uomo maggiore festa deve fare di te, né essere, secondo la mia opinione, piú allegro, però che quello che piú amando si disidera si è d’essere amato; perché, se tutte l’altre cose, che ad amore appartengono, senza questa s’avessero, niuno intero bene né diletto porgere potrieno, però che gli animi sarebbero diseguali. Questo adunque piú che gli altri amorosi beni è da tener caro. A questo acquistare suole essere agli amanti molto affanno e noia, il quale se procacciando l’acquistano, tutta la loro fatica pare loro essere terminata, o la maggior parte: e di questo l’antica etá tutta è piena di esempli. Giá hai tu inteso quello che Melanione sostenne da Ileo per acquistare la benivolenza d’Atalanta: quante volte portò egli sopra i suoi omeri le pesanti reti, e l’altre necessarie cose alle cacce, per acquistare quella, in servizio della cruda giovane? E quanto contentamento giunse nell’animo d’Aconzio, sentendosi con inganno avere acquistato l’amore di Cidippe? E questo amore tu l’hai dirittamente. Per questo niuno affanno ti conviene durare. Niuna turbazione e nulla malinconia dovresti avere nell’animo. E avendo questo, come tu hai, gelosia e ogni spiacevole sollecitudine dovria essere lontana da te: e la ove tu ti contristi, ti dovresti dell’acquistato bene rallegrare. Ancora ho compreso nel tuo parlare te avere gl’iddii e la virtú del tuo anello in aiuto. Or qual cosa pensi tu che contraria ti possa essere, se sí fatto aiuto hai teco, come è quello degl’iddii, alla cui potenza niuna cosa può resistere? Lascia piagnere a’ miseri, alle cui sollecitudini solo il loro ingegno è rimaso aiutatore. Tu devi pensare che avendo gl’iddii cura