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84 giornata settima


In Argo, antichissima cittá d’Acaia, per li suoi passati re molto piú famosa che grande, fu giá un nobile uomo il quale appellato fu Nicostrato, a cui giá vicino alla vecchiezza la fortuna concedette per moglie una gran donna non meno ardita che bella, detta per nome Lidia. Teneva costui, sí come nobile uomo e ricco, molta famiglia e cani ed uccelli, e grandissimo diletto prendea nelle cacce; ed aveva tra gli altri suoi famigliari un giovanetto leggiadro ed adorno e bello della persona e destro a qualunque cosa avesse voluta fare, chiamato Pirro, il quale Nicostrato oltre ad ogni altro amava e piú di lui si fidava. Di costui Lidia s’innamorò forte, tanto che né dí né notte in altra parte che con lui aver poteva il pensiero; del quale amore o che Pirro non s’avvedesse o non volesse, niente mostrava se ne curasse. Di che la donna intollerabile noia portava nell’animo: e disposta del tutto di fargliele sentire, chiamò a sé una sua cameriera nominata Lusca, della quale ella si confidava molto, e sì le disse: — Lusca, li benefici li quali tu hai da me ricevuti ti debbono fare obediente e fedele, e per ciò guarda che quello che io al presente ti dirò niuna persona senta giá mai se non colui al quale da me ti fia imposto. Come tu vedi, Lusca, io son giovane e fresca donna, e piena e copiosa di tutte quelle cose che alcuna può disiderare, e brievemente, fuor che d’una non mi posso ramaricare: e questa è che gli anni del mio marito son troppi se co’ miei si misurano, per la qual cosa di quello che le giovani donne prendono piú piacere io vivo poco contenta; e pur come l’altre disiderandolo, è buona pezza che io diliberai meco di non volere, se la fortuna m’è stata poco amica in darmi cosí vecchio marito, essere io nemica di me medesima in non saper trovar modo a’ miei diletti ed alla mia salute. E per avergli cosí compiuti in questo come nell’altre cose, ho per partito preso di volere, sí come di ciò piú degno che alcuno altro, che il nostro Pirro co’ suoi abbracciamenti gli supplisca, ed ho tanto amore in lui posto, che io non sento mai bene se non tanto quanto io il veggio o di lui penso: e se io senza indugio non mi ritruovo seco, per certo io me ne credo morire. E per ciò, se la mia vita t’è cara,