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novella settima 73

sospiro rispose: — Anichino mio dolce, sta’ di buon cuore; né doni né promesse né vagheggiare di gentile uomo né di signore né d’alcuno altro, ché sono stata e sono ancor vagheggiata da molti, mai potè muovere l’animo mio tanto che io alcuno n’amassi: ma tu m’hai fatta in cosí poco spazio come le tue parole durate sono, troppo piú tua divenir che io non son mia. Io giudico che tu ottimamente abbi il mio amor guadagnato, e per ciò io il ti dono, e sì ti prometto che io te ne farò godente avanti che questa notte che viene tutta trapassi. Ed acciò che questo abbia effetto, farai che in su la mezzanotte tu venghi alla camera mia; io lascerò l’uscio aperto; tu sai da qual parte del letto io dormo: verrai lá, e se io dormissi, tanto mi tocca che io mi svegli, ed io ti consolerò di cosí lungo disio come avuto hai; ed acciò che tu questo creda, io ti voglio dare un bascio per arra. — E gittatogli il braccio in collo, amorosamente il basciò, ed Anichin lei. Queste cose dette, Anichin, lasciata la donna, andò a fare alcune sue bisogne, aspettando con la maggior letizia del mondo che la notte sopravvenisse. Egano tornò da uccellare, e come cenato ebbe, essendo stanco, s’andò a dormire, e la donna appresso: e come promesso avea, lasciò l’uscio della camera aperto; al quale all’ora che detta gli era stata Anichin venne, e pianamente entrato nella camera e l’uscio riserrato dentro, dal canto donde la donna dormiva se n’andò, e postale la mano in sul petto, lei non dormente trovò. La quale come sentì Anichino esser venuto, presa la sua mano con ammendune le sue e tenendol forte, volgendosi per lo letto, tanto fece, che Egano che dormiva destò; al quale ella disse: — Io non ti volli iersera dir cosa niuna, per ciò che tu mi parevi stanco: ma dimmi, se Iddio ti salvi, Egano, quale hai tu per lo miglior famigliare e piú leale, e per colui che piú t’ami, di quegli che tu in casa hai? — Rispose Egano: — Che è ciò, donna, di che tu mi domandi? Nol conosci tu? Io non ho né ebbi mai alcuno di cui io tanto mi fidassi o fidi o ami, quanto io mi fido ed amo Anichino; ma perché me ne domandi tu? — Anichino, sentendo desto Egano ed udendo di sé ragionare, aveva piú volte a sé tirata la mano per andarsene, temendo forte non la