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60 giornata settima

delle leggi guardata, giudico che in questo essi dovessero alle donne non altra pena aver costituita che essi costituirono a colui che alcuno offende sé difendendo, per ciò che i gelosi sono insidiatori della vita delle giovani donne e diligentissimi cercatori della lor morte. Esse stanno tutta la settimana rinchiuse ed attendono alle bisogne famigliari e domestiche, disiderando, come ciascun fa, d’aver poi il dí delle feste alcuna consolazione ed alcuna quiete, e di potere alcun diporto pigliare, sí come prendono i lavoratori de’ campi, gli artefici delle cittá ed i reggitori delle corti, come fe’ Iddio che il dí settimo da tutte le sue fatiche si riposò e come vogliono le leggi sante e le civili, le quali, all’onor di Dio ed al ben comune di ciascun riguardando, hanno i dí delle fatiche distinti da quegli del riposo. Alla qual cosa fare niente i gelosi consentono, anzi quegli dí che a tutte l’altre son lieti, fanno ad esse, piú serrate e piú rinchiuse tenendole, esser piú miseri e piú dolenti, il che quanto e qual consumamento sia delle cattivelle, quelle sole il sanno che l’hanno provato; per che, conchiudendo, ciò che una donna fa ad un marito geloso a torto, per certo non condannare ma commendar si dovrebbe. Fu adunque in Arimino un mercatante ricco e di possessioni e di denari assai, il quale, avendo una bellissima donna per moglie, di lei divenne oltre misura geloso; né altra cagione a questo avea, se non che, come egli molto l’amava e molto bella la teneva, e conosceva che ella con tutto il suo studio s’ingegnava di piacergli, cosí estimava che ogni uomo l’amasse e che ella a tutti paresse bella ed ancora che ella s’ingegnasse cosí di piacere altrui come a lui. E cosí ingelosito, tanta guardia ne prendeva e sì stretta la tenea, che forse assai son di quegli che a capital pena son dannati, che non sono da’ prigionieri con tanta guardia servati. La donna, lasciamo stare che a nozze o a festa o a chiesa andar potesse o il piè della casa trarre in alcun modo, ma ella non osava farsi ad alcuna finestra né fuor della casa guardare per alcuna cagione; per la qual cosa la vita sua era pessima: ed essa tanto piú impazientemente sosteneva questa noia quanto meno si sentiva nocente. Per che, veggendosi