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novella seconda 243

una bella camera, e fatto apparecchiare un gran convito, al quale con molti uomini del castello fu tutta la famiglia dell’abate, a lui se n’andò la mattina seguente e dissegli: — Messer, poi che voi ben vi sentite, tempo è d’uscire d’infermeria — e per la man presolo, nella camera apparecchiatagli nel menò, ed in quella co’ suoi medesimi lasciatolo, a far che il convito fosse magnifico attese. L’abate co’ suoi alquanto si ricreò, e qual fosse la sua vita stata narrò loro, dove essi in contrario tutti dissero sé essere stati maravigliosamente onorati da Ghino; ma l’ora del mangiar venuta, l’abate e tutti gli altri ordinatamente e di buone vivande e di buoni vini serviti furono, senza lasciarsi Ghino ancora all’abate conoscere. Ma poi che l’abate alquanti dí in questa maniera fu dimorato, avendo Ghino in una sala tutti gli suoi arnesi fatti venire, ed in una corte che di sotto a quella era tutti i suoi cavalli infino al piú misero ronzino, all’abate se n’andò e domandollo come star gli pareva e se forte si credeva essere da cavalcare; a cui l’abate rispose che forte era egli assai e dello stomaco ben guerito, e che starebbe bene qualora fosse fuori delle mani di Ghino. Menò allora Ghino l’abate nella sala dove erano i suoi arnesi e la sua famiglia tutta, e fattolo ad una finestra accostare donde egli poteva tutti i suoi cavalli vedere, disse: — Messer l’abate, voi dovete sapere che l’esser gentile uomo e cacciato di casa sua e povero, ed avere molti e possenti nemici hanno, per potere la sua vita difendere e la sua nobiltá, e non malvagitá d’animo, condotto Ghino di Tacco, il quale io sono, ad essere rubatore delle strade e nemico della corte di Roma. Ma per ciò che voi mi parete valente signore, avendovi io dello stomaco guerito come io ho, non intendo di trattarvi come uno altro farei, a cui, quando nelle mie mani fosse come voi siete, quella parte delle sue cose mi farei che mi paresse: ma io intendo che voi a me, il mio bisogno considerato, quella parte delle vostre cose facciate che voi medesimo volete. Elle sono interamente qui dinanzi da voi tutte, ed i vostri cavalli potete voi da cotesta finestra nella corte vedere; e per ciò e la parte ed il tutto, come vi piace, prendete, e da questa ora innanzi sia e l’andare e lo stare