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novella settima 143

da’ vicini e generalmente da tutti i fiorentini quando si saprá che tu sii qui trovata ignuda? La tua onestá, stata cotanta, sará conosciuta essere stata falsa; e se tu volessi a queste cose trovare scuse bugiarde, che pur ce n’avrebbe, il maladetto scolare, che tutti i fatti tuoi sa, non ti lascerá mentire. Ahi misera te, che ad una ora avrai perduto il male amato giovane ed il tuo onore! — E dopo questo venne in tanto dolore, che quasi fu per gittarsi della torre in terra: ma essendosi giá levato il sole ed ella alquanto piú dall’una delle parti piú al muro accostatasi della torre, guardando se alcun fanciullo quivi con le bestie s’accostasse, cui essa potesse mandare per la sua fante, avvenne che lo scolare, avendo a piè d’un cespuglio dormito alquanto, destandosi la vide, ed ella lui; alla quale lo scolar disse: — Buon dí, madonna; sono ancora venute le damigelle? — La donna, veggendolo ed udendolo, rincominciò a piagner forte e pregollo che nella torre venisse, acciò che essa potesse parlargli. Lo scolare le fu di questo assai cortese. La donna, postasi a giacer boccone sopra il battuto, il capo solo fece alla cateratta di quello, e piagnendo disse: — Rinieri, sicuramente, se io ti diedi la mala notte, tu ti se’ ben di me vendicato, per ciò che, quantunque di luglio sia, mi sono io creduta questa notte, stando ignuda, assiderare: senza che, io ho tanto pianto e lo ’nganno che io ti feci e la mia sciocchezza che ti credetti, che maraviglia è come gli occhi mi sono in capo rimasi. E per ciò io ti priego, non per amor di me la quale tu amar non déi, ma per amor di te che se’ gentile uomo, che ti basti, per vendetta della ’ngiuria la quale io ti feci, quello che infino a questo punto fatto hai, e faccimi i miei panni recare e che io possa di qua sú discendere, e non mi voler tôr quello che tu poscia, volendo, render non mi potresti, cioè l’onor mio: ché, se io tolsi a te l'esser con meco quella notte, io, ognora che a grado ti fia, te ne posso render molte per quella una. Bastiti adunque questo, e come a valente uomo, sieti assai l'esserti potuto vendicare e l'averlomi fatto conoscere; non volere le tue forze contro ad una femina esercitare; niuna gloria è ad un’aquila l’aver vinta una colomba: adunque, per l’amor di Dio