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326 giornata quarta

e della moglie, manifestamente per tutti si seppe la cagione della morte di ciascuno, il che a tutti dolfe. Presa adunque la morta giovane e lei cosí ornata come s’acconciano i corpi morti, sopra quel medesimo letto allato al giovane la posero a giacere, e quivi lungamente pianta, in una medesima sepoltura furono sepelliti ammenduni: e loro, li quali Amor vivi non aveva potuti congiugnere, la morte congiunse con inseparabile compagnia.

[IX]

Messer Guiglielmo Rossiglione dá a mangiare alla moglie sua il cuore di messer Guiglielmo Guardastagno ucciso da lui ed amato da lei; il che ella sappiendo poi, si gitta da un’alta finestra in terra e muore, e col suo amante è sepellita.


Essendo la novella di Neifile finita, non senza aver gran compassion messa in tutte le sue compagne, il re, il quale non intendeva di guastare il privilegio di Dioneo, non essendovi altri a dire, incominciò:

Èmmisi parata dinanzi, pietose donne, una novella alla qual, poi che cosí degl’infortunati casi d’amore vi duole, vi converrá non meno di compassione avere che alla passata, per ciò che da piú furono coloro a’ quali ciò che io dirò avvenne, e con piú fiero accidente che quegli de’ quali è parlato.

Dovete adunque sapere che, secondo che raccontano i provenzali, in Provenza furon giá due nobili cavalieri, de’ quali ciascuno e castella e vassalli aveva sotto di sé, ed aveva l’un nome messer Guiglielmo Rossiglione e l’altro messer Guiglielmo Guardastagno: e per ciò che l’uno e l’altro era prod’uomo molto nell’armi, s’amavano assai ed in costume avean d’andar sempre ad ogni torneamento o giostra o altro fatto d’arme insieme e vestiti d’un’assisa. E come che ciascun dimorasse in un suo castello, e fosse l’un dall’altro lontano ben diece miglia, pure avvenne che, avendo messer Guiglielmo Rossiglione una bellissima e vaga donna per moglie, messer Guiglielmo Guardastagno fuor di misura, nonostante l’amistá e la compagnia che