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312 giornata quarta

che nel giardino era a starsi se n’andò, e quivi, dopo grande ed assai lunga festa insieme avuta, Gabriotto la domandò qual fosse la cagione per che la venuta gli avea il dí davanti vietata. La giovane, raccontandogli il sogno da lei la notte davanti veduto e la suspizion presa di quello, gliele contò. Gabriotto, udendo questo, se ne rise, e disse che grande sciocchezza era porre ne’ sogni alcuna fede, per ciò che o per soperchio di cibo o per mancamento di quello avvenieno, ed esser tutti vani si vedeano ogni giorno; ed appresso disse: — Se io fossi voluto andar dietro a’ sogni, io non ci sarei venuto, non tanto per lo tuo quanto per uno che io altressí questa notte passata ne feci, il qual fu, che a me pareva essere in una bella e dilettevole selva ed in quella andar cacciando, ed aver presa una cavriuola tanto bella e tanto piacevole quanto alcuna altra se ne vedesse giá mai: e pareami che ella fosse piú che la neve bianca ed in brieve spazio divenisse sí mia dimestica, che punto da me non si partiva tuttavia. A me pareva averla sí cara, che, acciò che da me non si partisse, le mi pareva nella gola aver messo un collar d’oro, e quella con una catena d’oro tener con le mani. Ed appresso questo, mi pareva che, riposandosi questa cavriuola una volta e tenendomi il capo in seno, uscisse non so di che parte una veltra nera come carbone, affamata e spaventevole molto nell’apparenza, e verso me se ne venisse, alla quale niuna resistenza mi parea fare; per che egli mi pareva che ella mi mettesse il muso in seno nel sinistro lato, e quello tanto rodesse, che al cuor perveniva, il quale pareva che ella mi strappasse per portarsel via. Di che io sentiva sí fatto dolore, che il mio sonno si ruppe, e desto, con la mano subitamente corsi a cercarmi il lato se niente v’avessi: ma mal non trovandomivi, mi feci beffe di me stesso che cercato v’avea. Ma che vuol questo per ciò dire? De’ cosí fatti e de’ piú spaventevoli assai n’ho giá veduti, né per ciò cosa del mondo né piú né meno me n’è intervenuto: e per ciò lasciángli andare e pensiamo di darci buon tempo. — La giovane, per lo suo sogno assai spaventata, udendo questo, divenne troppo piú: ma per non esser cagione d’alcuno sconforto a Gabriotto, quanto piú