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CAPITOLO IX. 39

Ivi Tarquin Superbo, e Collatino
     50Parian, e ’l re Porsenna, che andando
     Ferocemente seguia lor cammino.
Seguivali Cornelio ancor mostrando
     L’inarsicciata man, ch’uccise altrui,
     Che ’l core non volea, nescio fallando.
55Il valoroso Bruto, per lo cui
     Ardir fu Roma dal giogo reale
     Diliberata, seguiva, e con lui
Orazio Cocle v’era, per lo quale,
     Tagliato il ponte a lui dietro alle spalle,
     60Libera Roma fu dal toscan male.
Dietro veniva quel Curzio, ch’a valle
     Armato si gittò per la fessura,
     In forse di sua vita o di suo calle,
Intendendo a voler render sicura
     65Piuttosto Roma e’ suoi abitatori,
     Che di sè stesso aver debita cura.
Seguía Fabrizio, che gli eccelsi onori
     Più disiò che posseder ricchezza,
     Avendo que’ per più cari e maggiori.
70Eravi quel Metel, ch’alla fierezza
     Di Giulio, Tarpea tanto difese,
     Mostrando non curar la sua grandezza.
Riguardando oltre mi si fe’ palese
     Curïo, che diede per consiglio,
     75Ch’al presto sempre l’indugiare offese.
Vedevavisi Mario, che lo impiglio
     Con Lucio Silla fe’ nella cittate,
     Mettendo a’ colpi il padre contro al figlio.