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CAPITOLO XXXVI. 147

Fra’ folti boschi, o in tane o altro loco,
     50Leon nè lupo nè can par rimaso,
     Che non si pascan quivi o molto o poco.
Ondeggiar vedi del dolente caso
     I tristi fiumi, e ispumanti e rossi
     Del tristo sangue non isparto in vaso.
55Riguarda là Pompeo con volti dossi,
     Che fuggendo abbandona il campo tristo,
     E ancor ve’ come a Lesbos posossi.
Se là rimiri, con sembiante misto
     Di lagrime Cornelia accoglier lui
     60Vedrai, poichè sconfitto l’ebbe visto.
E vedi ancor come quindi con lui
     Si parte, e vanne per mare in Egitto,
     In sè immaginando, che colui
Dovesse lui ricevere, respitto
     65Avendo al regno che avuto avea
     Da lui, ma ’l suo pensier non venne dritto.
Avanti mi mostrò, dov’io vedea
     Come scendea del suo legno Pompeo,
     Perchè carico troppo li parea,
70Di quello entrando in un che Tolomeo
     Per Achillas insieme con Potino
     Sotto spezie d’onor menar li feo:
In quel già assettato lui meschino,
     I traditori alquanto indi lontani
     75Pigliaron lui, quasi al suo mal vicino,
Siccom’ parea, il capo l’aspre mani
     A lui tagliaro, e ’l tronco in mar gittaro,
     E quello al sir portaron de’ Romani.