Pagina:Boccaccio-Caccia e Rime-(1914).djvu/18

x Avvertenza

sopra le uniche due stampe precedenti1, specialmente per quanto riguarda i nomi e i cognomi delle cinquantotto gentildonne napoletane che vi sono menzionate. Invece, la mia edizione critica delle Rime costituisce, naturalmente, il fondamento della seconda parte del volumetto, che la riproduce con fedeltà per tutto ciò che riguarda la lezione e l’ordinamento delle singole poesie.

La Caccia di Diana è osservabile, non ostanti la poca peregrinità della concezione e la sproporzione tra la tenuità del soggetto e l’ampiezza dello svolgimento, per la scorrevolezza dello stile, che richiama quello dell’Amorosa Visione: ragione la quale, unita alla somiglianza della forma metrica ed all’analogo scopo dell’enumerazione di belle dame negli ultimi canti del più tardivo poema, spiega perché i manoscritti congiungano di preferenza queste due opere. Oltre all’accennato valore storico e genealogico della Caccia per i nomi delle signore più in vista della nobiltà napoletana durante il regno di Roberto d’Angiò2,


  1. La prima è intitolata: La caccia | di Diana | poemetto | di | Giovanni Boccaccio | ora per la prima volta pubblicato per | cura di I. Moutier (Firenze, nella Stamp. Magheri, 1832); la seconda è una pubblicazione nuziale (sulla copertina: Nozze | Casini-Polsinelli, e nel frontespizio: La | Caccia di Diana) curata da S. Morpurgo e da A. e O. Zenatti, e stampata a Firenze, Tip. Carnesecchi, 1884.
  2. Non esattamente il Casetti disse che nel poemetto son nominate le più belle donne della corte di Giovanna I, la quale salì al trono nel 1343; anzi l’‘imagine giovanile’ della stessa regina vi vide raffigurata, né so spiegarmi come, il De Blasiis! Cfr. i luoghi citati nella nota 1 alla p. precedente. A quanto scrivo più oltre della famiglia Scrignara (p. 5, n. 2) aggiungo qui che ad essa è detto appartenere un personaggio del Decameron (VII, 2), Giannello Scrignario: andrà però corretto il suo cognome, che nella volgata si legge ancora Strignario.