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— «Ha però un bel carattere» dissi.

— «Che cosa importa? Quando non sa essere gentile nè rendersi piacevole?»

— «Oh, mi pare che sia un gentiluomo perfetto, Elisa. Per me t’assicuro che preferisco mille volte il conte Rinaldi al Sanmarano. Col Sanmarano ci si diverte forse, ma non interessa punto. Nel suo discorso c’entra sempre l’io! e questo benedetto io, dice e fa le più strane cose. Gli succedono tutte le avventure più strane; sa sempre tutte le novità più palpitanti, come dice la zia; inventa tutti i calembours più spiritosi. È un uomo fortunato, via.»

Carletto si mise a ridere: «Non gli si può negare però» disse «che non abbia un’immaginazione fervidissima e una loquacità sorprendente. Ma hai ragione: spesso quelle storielle hanno già visto una generazione e parecchie edizioni del Buonumore per tutti

— «Già; ma chi, anche sapendolo, avrebbe il coraggio di dirlo a quell’amabile chiacchierone che diverte tanto tutto il resto della compagnia? Il coraggio di smentire una buona azione si ha; ma quello di svergognare uno sciocco orgoglioso...»

L’Elisa, allungata in una poltrona, disse con un’aria stanca: «Come si capisce, Conny, che stai molto con mio marito! Hai preso tutto il suo fare di predicatore...»

— «Davvero? me ne vanto!» esclamai allegramente, e corsi a fare il the.