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— «Vedevo!» esclamò Filippo. «È già un gran passo! Gian Carlo, ringraziala!»

— «Che! ho detto vedevo? No, no: vedo! vedo!» e abbassai lo sguardo con un sorriso di compassione a quel colletto scollato, giù giù, fino alla calza di seta azzurra e alla scarpetta lucida.

— «Che petulante!» esclamò Carletto con un sorriso: ma in verità, punto sul serio.

— «Tu non puoi negare» gli dissi «che la maggior parte de’ tuoi compagni sono dei poveri grulli. Li ho visti e li ho sentiti abbastanza, anche quelli che passano per giovani di spirito. Guarda il Sanmarano, per esempio...»

L’Elisa spalancò tanto d’occhi.

— «Vorresti dire che non è simpatico? che è un grullo, lui!» esclamò.

— «Oh, è allegro, lo ammetto» risposi tranquilla «È disinvolto: è l’anima della società: quando lui non c’è, la serata è morta. Manca il direttore del cotillon e delle quadriglie: mancano i calembours... non è vero, Elisa?»

— «Sei insopportabile, Conny, questa sera!» disse ella, indispettita sul serio.

Suo marito rideva.

— «Già! hai imparato da Filippo a far l’originale per progetto!... Ma che cosa te ne pare, Gian Carlo? Trovar da ridire persino sul Sanmarano che è uno dei giovani più ammodo della nostra società!»