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Il mio castello si rovesciò: ne piansi il primo giorno, ma poi pensai: «Il Moscerino avrà il premio e la Lisetta la sua lezione»; e partii felice per Nervi.

— «E tutto questo di che ci deve convincere!» dimandò sorridendo mio cugino Gian Carlo.

— «Che il Moscerino ha un carattere simpatico» disse Filippo.

— «E, che non c’è da vergognarsi nel farle una visita» aggiunsi io...

— «Una visita a una fruttaiola!» esclamò con irritazione la zia. «Bisogna essere matti!»

— «Papà, vado?»

— «Va.»

— «Non sola, eh? dove s’è cacciata miss Jane?» gridò la zia.

— «È qui vicino a me!» disse serio il babbo sedendosi accanto a miss Jane che era diventata rossa come una brace.

Io uscii, e un minuto dopo — indossato in furia il paletò e messo il cappellino — scendevo con Giacomo.

Attraversai la strada e vidi là, alle finestre della sala, quei cinque visi: quelli del babbo e di Filippo, sorridenti e curiosi: quelli de’ miei cugini, pieni di ironica compassione, o quello di mia zia, irritato fino alla collera.

Lasciai Giacomo di fuori, e entrai nella bottega.