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novelli commend. ettore

al Regno d’Italia nel 1867, quando Nicotera co’ suoi garibaldini chiamò a libertà la provincia di Campagna e Marittima.

Apparve finalmente il giorno, che era nel sospiro dei secoli, nel voto d’Italia, nel cuore di tutti i patriotti, nell’anima gloriosa di tutti i martiri. — Il 20 Settembre 1870. — Roma coronavasi capitale d’Italia, e una nuova èra incominciava — Uomini, che per lo passato erano vissuti nella tenebra dell’oscurantismo, e nel mistero dei chierci, uomini che non avevano mai seminato, pur si fecero innanzi per mietere, gridando

Viva arlecchini, E guelfi e maschere
E burattini, D’ogni paese;
E Ghibellini, Evviva chi salì, viva chi scese.

e molti raccolsero il frutto, che era serbato a chi operò per la patria, e fu vista una gente attaccarsi all’albero del nuovo governo, come verme roditore, e i buoni gemerono. — Il Novelli fu nauseato da quelle vergogne, e mentre rifuggiva dall’accogliere qualunque ufficio, pure accettò di subito quello di Commissario della pubblica istruzione per tutta la provincia, allo scopo di portar giovamento alla gioventù crescente. — Tratto dall’amore del proprio paese, desideroso di vedere tutto avviarsi nel cammino del progresso e della civiltà, del benessere e della felicità del popolo, accettava di poi la carica di Consigliere della nuova Provincia di Roma e faceva parte della prima Deputazione. — Per incarico avutone dalla Luogotenenza e mosso dal solo pubblico bene istituì in tutto il circondario di Velletri in quei primi mesi tra il 1870 e il 1871 tutte le scuole elementari maschili e femminili, e cooperò caldamente alla fondazione dell’Istituto Tecnico Provinciale. — In appresso fece parte del Consiglio Scolastico Provinciale, del Consiglio Direttivo dei Sordo-Muti, e delle Commissioni di altri Istituti, e ne fa parte tuttora, lasciando dappertutto traccia del suo eletto sapere.

A provar poi quanto egli sia nella stima e nell’affetto della cittadinanza di Velletri, giovi notare come egli fosse candidato nel suo collegio la prima volta che mandò il rappresentante al Parlamento Nazionale, e fu certamente sventura che egli non uscisse vincitore nella lotta di ballottaggio, molto onorevolmente sostenuta contro il Principe di Teano, che egli aveva vinto di gran lunga nella prima votazione. — E per fermo il bello ingegno, la vastità delle cognizioni, le rare doti dell’animo, l’operosità instancabile, e tutte le più gentili e forti virtù, che lo adornano, ben lo rendevano degno dell’altissimo officio, al quale noi confidiamo sarà mandato nelle prossime elezioni politiche, chè la patria abbisogna d’uomini nuovi, sapienti, onesti, operosi, i quali quella prosperità e quella felicità le apportino, che è tanto sospirata. — Ed il Novelli è del bel numero uno. —