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alessandro avv. bencivenga-barbaro

menzione anche il Savigny, fu professore di splendida fama nella Romana Università e il mandato gli fu anco conferito di trattare affari di Stato. — All’amore degli studi crebbe intanto Alessandro, e disvelò ardenza di fantasia o bellezza d’ingegno, onde si diè ad istruirsi nella italiana letteratura dapprima, e di poi s’applicò alle scienze legali, nelle quali riportava laurea nella Romana università volgendo l’anno 1843.

Successero gli avvenimenti del 1848 e il Bencivenga, cui da paterno sangue erano stati trasfusi patriottici sensi, fece aperto l’immenso suo amore di patria, per modo che neppure l’italiana sua musa potè rimanersi dall’erompere dal suo petto liberi canti. — Aveva anch’egli meditato sui volumi della storia le lunghe sventure d’Italia, e gemendo nel cuore portava fede che finalmente il giorno della di lei liberazione giungesse. — Nello svolgersi pertanto delle politiche vicende tostochè nella provincia romana proclamavasi il governo provvisorio, imperocchè il pontefice ritraendosi dal sostenere la causa italiana abbandonava Roma, era il Bencivenga inviato a Viterbo nella qualità di segretario generale, e colà, preceduto da splendore di nome, s’acquistò sempre meglio estimazione distinta, dappoichè procurò d’impedire il male e far sì che niun disordine accadesse, niun sinistro avvenimento sorgesse, e giunse a mantener la calma in ogni partito, onde fu che avvenuta successivamente la occupazione francese, egli nel dimettersi ricevesse non solo attestazioni dall’autorità francese per la sua abilità nell’aver saputo prestar suo sostegno in mezzo alla difficoltà dei tempi, ma i cittadini tutti di Viterbo nel tributargli splendidissimo elogio, esprimevano desiderio di vederlo conservato tra loro.

Egli però tornava a Roma, che vedea di nuovo stretta dalle catene del servaggio. — Nondimeno sperò che i destini della patria si sarebbero un giorno compiuti, e stette saldo nella sua fede politica. —

Si diè all’esercizio dell’avvocatura, ed emerse tra i più chiari giureconsulti romani, e non solo nella trattazione delle cause dimostrò il suo grande valore, ma sì anco nello scrivere di cose legali dapprima, collaborando nel sputatissimo Giornale del Foro volgendo gli anni 1845 e 1846, di poi nella Rivista di giurisprudenza, di cui fu per vario tempo direttore, e pubblicando pregevolissimi e lodati articoli sulla stessa materia in più giornali giuridici. — Ed oggi è uno degli avvocati, che più onorano il Foro Romano, e il suo nome è di bella luce circondato. Nel congresso giuridico, che ebbe luogo in Roma correndo l’anno 1872, fu il Bencivenga uno dei giureconsulti relatori, e la sua dotta relazione fu in apposito volume pubblicata. — Nella difesa delle cause egli si rivela non 6olo uomo dottissimo, ma cittadino di onesta coscienza, di fermo carattere, di integrità inalterabile. —