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genio dell’Ariosto.” Poi, tre anni appresso, allorchè il conte Giulio Perticari sposava in moglie la figliuola di Vincenzo Monti, levò al vero Giove un inno, che risplenderà lungo tempo fra le cose più belle dell’italiana poesia, anzi fra quelle che più sono vicine alla eccellenza de’ greci e de’ latini. E quando le statue antiche, già locate nel Museo di Parigi, furono restituite all’Italia, ei fece uscire il canto del Laocoonte, con che, entrando nel concetto dello scultore divino, mirò ad imprimere negli animi l’affetto del terrore e della compassione; e mirabilmente vi riuscì.

Intorno a questi tempi essendo il nostro Paolo preso da tanta noia e malinconia, che quasi voleva rompere in mezzo gli studi; per cagione della perversità di certi ignoranti invidiosi ed ipocriti, i quali facevano ogni sforzo di oscurare la chiarezza del nome suo; il Perticari, che aveva ripiena l’anima della sapienza di lui, e l'amava di verissimo amore, gli scrisse una epistola, nella quale sono queste parole di molto soave conforto: “Esci dalla tua tristezza: e pensa che devi vivere per la gloria, e non per questa maladetta canaglia di vivi, e degli avversarii d’ogni bene. Imitiamo gli antichi Cristiani, che si gloriavano nello scandalo della croce. Sono di presente gli studi lo scandalo degl’ignoranti. E noi gloriamoci in questo beatissimo scandalo, che ci frutterà il cibo della mente, che è il primo bene della vita: e la buona fama, che è una seconda vita dopo la morte. Tutte le altre cose sono misere, vili, minori a te: lasciale dunque, o guardale solo per ispregiarle: e ricordati che tu devi molto al tuo nome, e all’onore di questa povera Italia: e che sarebbe gran colpa, se ti rimanessi da’ tuoi studi. Non dar questo trionfo a gente che troppo ne riderebbe: e che la si debbe punire facendola rodere eternamente d’invidia. Chi vivea più travagliato del tuo Alighieri? Componiti a quello specchio: ed usa della tua bile non per morderti la lingua, e tacere, ma per versarne sulle carte quanta puoi, e quanta l'iniquità degli sciocchi il permette.” Così ’l Perticari. Onde Paolo si attenne al consiglio dell’amico, e scrisse poi alcune prose e poesie, in che le parole agguagliano lo sdegno della sua mente: ed è ira queste un sermone contro gl’ipocriti, che a me pare assai bel-