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Io dimenticherò chi sono, e quel che soffersi, e mi getterò ai piedi di colei, che mi travolse in questa ignominia.

(Si volta verso la regina).

Sorella, il cielo ha deciso per voi! – La fronte vostra fortunata è cinta della vittoria; – io adoro il Dio, che tanto vi sublimava.

(Le cade ai piedi).

Ma siate ben anche voi magnanima, o sorella! Non mi lasciate giacere piena di avvilimento! Stendete la vostra mano, porgetemi la destra reale per sollevarmi dalla profonda caduta!

Elisabetta

(ritraendosi).

Lady Maria, voi siete al vostro luogo, e ringraziando lodo la bontà del mio Dio, che non abbia voluto prostrarmi ai piedi vostri come or voi siete ai miei.

Maria

(con affetto crescente).

Pensate alle rivoluzioni delle cose umane! Vivono Dei, che fanno vendetta della superbia; e venerate, temete questi terribili Dei, che mi atterrano ai piedi vostri! Per rispetto di questi stranieri spettatori, in me onorate voi stessa! Non profanate, non vergognate il sangue dei Tudor, che nelle mie scorre come nelle vostre vene. Dio del cielo! non state là dura, inaccessibile, come lo scoglio che il naufrago contende invano di afferrare. Tutto, la mia vita, la mia sorte, pendono dalla forza delle mie parole, delle mie lacrime; scioglietemi il cuore onde io commuova il vostro! Se voi mi guardate con quel guardo ghiacciato, dal ribrezzo il cuore mi si serra, la corrente del pianto ristagna, e un freddo orrore m’incatena le preghiere nel petto.