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134 capo xxi.

molesto a’ Veneziani. Videro ancora che quelle lettere erano al tutto insignificanti: e perchè fossero indirizzate a persone eretiche non ne veniva la conseguenza che fosse eretico anco lo scrittore. Conchiusero adunque di non presentarle, perchè avrebbero fatto una ridicola comparsa eglino, e più vantaggio che danno a Frà Paolo. Bene si avvisarono di mostrarle con misteriosa malignità, e lamentando i pericoli della religione e la cecità de’ senatori, a più pinzocheri o papalisti o nemici del Sarpi, affine di promovere occultamente la calunnia o il raggiro.

Di tutte queste cose Leone diede conto al ministro, aggiungendo che Frà Paolo non aveva da più mesi corrispondenza alcuna oltremonti, e probabilmente anco l’aveva interrotta del tutto dopo il tradimento del Castrino; che intraprendere le sue carte a Venezia o in Italia era cosa impossibile, perchè le mandava nei dispacci degli ambasciatori col mezzo di segretari fidatissimi, e bene suggellate; ma non difficile in Francia facendo svaligiare il corriero, e indicò le persone atte all’opera.

Non vergognarono quei ministri pettegoli di usare mezzo tanto odioso, ed ebbero l’arte di render complice della trama il cavaliere Giustiniani succeduto nell’ambasciata al Foscarino; al quale essendo diretti i dispacci, poteva agevolmente e con tanta comodità levarne le lettere del Consultore, e lasciare che il nunzio ne prendessse copia. Ma l’esito non corrispose alle speranze; perocchè il Sarpi, a cui non erano ignote queste insidie e sapeva come gli inquisitori del Sant’Offizio di Milano e di Trento