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LETTERA

Al medesimo Mentore

Intorno alla Curiosità delle Donne.


O questa è bella! Voi fate tutto giorno le stampite, e menate cotanto romore, perchè m’uscì di bocca voler io della curiosità femminile in generale alcuna cosa dire. Valoroso Amico, siete degno di scusa, avvegnacchè non sapete ancora dove la bisogna voglia ire, nè tanto meno poi se si tratti di biasimo, o di compatimento verso quel sesso, che solete voi con occhio filosofico mai sempre riguardare. Andate adagio col giudizio: non vi sovvien forse, ch’io sono Donna tuttavia, o femmina come a voi piace, e che per conseguenza non mi lascerò cader in mente di biasimare in altri quelle cose, che in me medesima, benchè forse non conosciute, preso avranno maggior piede, e potrebbono agevolmente esser riconvenute? Flemma dunque, e non mi state a interrompere. Della curiosità delle Donne intendo brevemente favellare, la quale con vostra buona permissione dividerò in due parti, ciascuna delle quali avrà un aspetto vario, e sarà o di biasimo degno, o di lode. Sogliono gli uomini, io penso per loro divertimento, tratto tratto beffar le Donne, chiamandole troppo curiose. Per vero dire non posso non dar loro tutta la ragione, qualor mi fo a riflettere sulla


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