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DISCORSO

Intorno alla Precedenza conceduta alle Donne:


NOn c’è cosa al mondo, la quale, se una volta fu, novellamente esser non possa; imperciocchè fu ordinato, che quella fatal ruota di continuo si movesse per modo, che coloro, i quali intorno a lei s’aggirano, una fiata ritornassero, onde eran partiti. Io lode al Cielo, ed alla cortesia vostra, Accademici valorosi, benchè affatto priva di dottrina, e di ornamenti bastevoli per occupare degnamente quel seggio destinato soltanto a valorosi Soggetti, mi veggo di bel nuovo eletta a godere d’un tanto onore. La precedenza dunque, che sopra voi oggi tengo, mi fa sovvenire d’altra precedenza, che dagli uomini generalmente alle Donne si concede, e di questa, e del fine suo intendo parlare alquanto. Sogliono gli uomini, come eziandio voi tutti per costume ben sapete, sogliono, dissi, concedere, anzi, dirò meglio, destinare alle Donne la mano diritta; o sieno queste le mogli, o le sorelle, ovvero le conoscenti, a tutte in egual grado cotal ombra di onore, e di cortesia per zotichi uomini che sieno, e fatti all’ingrosso, di prestar non ricusano. Piacemi ora esaminar d’onde proceduto sia un tal costume, se in apparenza non biasimevole, ma in sostanza di molta laude non degno. Noi sappiamo ottimamente dalle sacre carte, aver ordinato il Sommo Facitore,


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