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nascono funesti effetti tra le dimestiche pareti, nelle cittadi, e nelle provincie intere. Origine di tanti mali non può non essere che quel brio, quello spirito altero, appellato così da’ Signori Uomini, e il quale in buon Italiano si direbbe la superbia femminile, che, come leggo in Frate Jacopo Passavanti, i Santi Padri così diffiniscono: Quid est superbia, nisi perversæ celsitudinis appetitus? Questo appetito si vede dominare pur troppo nella nostra prima Madre anzi di peccare; poichè lo Spirito dì menzogna la indusse a mangiare il vietato frutto soltanto allora, quando l’accertò, ch’ella sarebbe divenuta eguale a Dio. Questo ci fa scordare il rispetto al marito, l’amor di madre, il dover di figliuola, l’obbligo di cittadina.

Semiramide invasa dall’ambizione, dopo aver ucciso il marito, non tenne il proprio figliuolo Nino dimesso in abito femminile tra le ancelle di Corte a trattar la conocchia ed il fuso, quasi vil donna, e solo a fine di dominar essa, e maneggiare a suo talento lo scettro appartenente al giovane Principe avvilito? Laodice dopo la morte del marito non avvelenò ella barbaramente cinque suoi piccioli figliuoli per continuare a regnar essa sola sul trono della Cappadocia? E che non seppe fare Cleopatra, perchè da Marcantonio si uccidesse Cesare, onde poter ella regnare con esso lui? Ma che occorre, Signori miei, ch’io rintracciando nelle antiche storie l’ambizion delle femmine, vada ora traendola a nuova luce, se la presente età ce ne somministra un mo-


dello