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LETTERA
Al medesimo Messer Mentore Revisore
Intorno alla Ritiratezza delle Donne.


MEntore valoroso, voi non m’onorate della vostra ornatissima persona una sola volta, ch’io non mi senta con gentil dente proverbiare intorno alla mia ritiratezza. Vi sembrano coteste cose forse da Filosofo vostro pari? Io, se debbo dire schiettamente quello mi sento intorno a ciò, vi farò comprendere, che siete dalla parte del torto. Imperciocchè oltre i doveri, che seco porta una madre di famiglia, de’ quali intendo or ora fare alcun cenno, chi sa, che nella mia ritiratezza io non abbia riposta quella felicità, la quale a voi, eruditi Filosofi, cotanto dà a meditare, e scrivere, onde colle dotte opere, e col sottile pensamento, e fino giudizio, voi, non meno che tant’altri perspicaci Ingegni vostri pari, tanto, e sì eminente grado, nella vasta Repubblica delle lettere mercato v’avete. Dissi, cotanto vi dà a meditare, perchè forse da quanto scerno nelle vostre leggiadre, ma discordi fabbriche, non per anche le avete saputo la vera nicchia trovare. Un saggio Principe, il quale attenda alla felicità di se, e del suddito, intantochè non gli venga disdetta parte del suo Regno, tranquillamente soggiorna nella sua Reggia, nè gli cale, ch’altri possegga


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