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mamente mi giova far osservare, che, se Isabella fece ammaestrare le sue figliuole nel cucire, essa pur fece loro insegnare l’arte del ricamo, come lo stesso Dolce asserisce. Che perciò volendo io por fine al ragionare, soggiungerò brevemente quanto intorno a tutto ciò me ne pare, ed è, che sì nell’uno, che nell’altro mestiere le Nobili Fanciulle si debbano ammaestrare. Nel cucire perchè sappiano almeno sopraintendere utilmente alle lavoratrici col dar loro gli opportuni avvertimenti, e, quando d’uopo sia, sovvenir anco colle proprie mani al premuroso bisogno. E nel ricamare, perchè abbiano degna, e laudevole occupazione, con che mercarsi gloria, e far riparo a quel nemico dell’ozio, il quale siccome insidioso a tutti, così più infetto a chi abbonda di agj, sempre mai si dimostra.


Discorso intorno allo Spirito delle Donne.


EGli non v’ha al mondo eminente luogo alcuno, Eruditi Accademici, al quale l’uomo, corredato di buona volontà, per mezzo della fatica giugnere non possa, attesochè non di rado uomini poc’anzi tolti all’aratro ed alla greggia noi veggiamo saliti in grandissima fama, ed estimazione, i più orrevoli posti nella Repubblica delle Lettere occupare. Servaci per infiniti altri l’esempio del famoso Pippo contadino sotto Fiesole, che senza aver lasciato mai di coltivare per molte ore del giorno quella terra, dove egli nacque, e fu quarant’anni nodrito, seppe divenire ec-


cel-