Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 4, 1799.djvu/11


Genj. 7

certo debbono riconoscersi a segni non dubbi, e a me par riscontrarli più chiaramente in quel, che ho detto dell’entusiasmo, quasi ei sia la forma lor propria; e vorrei farne il ritratto più forse finito, che non siasi ancor fatto, avendosi molto finora parlato, e scritto di questa classe d’uomini; ma non essendo fissati i suoi limiti così, che il lor linguaggio, talento, e costume, ed indole sian conosciuti abbastanza.

Io gli ho studiati, ed esaminati con diligenza, come un forestiere curioso in terra ignota, o in mezzo ad una straniera nazione; ed ho avuto a ciò più agio, perchè la mia vita ho passata con gente tutta occupata negli studi, e nelle lettere; onde ho potuto le varie classi d’ingegni considerare, e distinguere praticamente. Ma nondimeno dimando in prima perdono di por la lingua in cielo, temendo rassomigliare a coloro, che osarono porre sulla bilancia Platone e Aristotile, Tullio e Demostene, Pindaro e Orazio. Ed è certa eguale temerità parlar de’ genj; chi non è genio, qual io sono sicuramente. La prova di ciò non sol la trovo