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sibili agli altri; e, ormai, non c’era più nascondigli dentro i quali non fossimo stati. O zufoli di canne e di buccia di castagno! O fruste agili e flessibili, con le quali qualche volta ci segnavamo le gambe nude! O ginocchi incrostati di sudicio, pieni di ferite e di lividi! O dormite fino alla mattina, finché non m’avevano chiamato due o tre volte! E chi dirà la mia gioia quando, grattandomi i capelli con l’unghie, la mamma mi disse che m’avevano attaccato i pidocchi?


Gelli - Codice cavalleresco italiano - separator.png