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po, e non accendevo il lume per non vedere le mie mani: la tristezza stava sopra la mia anima come una pietra sepolcrale, sempre più greve; e mi sentivo schiacciato su la sedia. E avrei voluto morire.

La mattina, quando incominciavano i soliti pettegolezzi e le chiacchiere — la mia padrona, Marianna, non poteva fare a meno, magari con una parola sola, di farmene sentire subito la feroce persecuzione — andavo subito in collera; ed ero certo che sarei stato male tutta la giornata.

O strade che mi parevano chiuse sotto campane di vetro!

O amicizie sognate, e soffocate per forza dentro la mia anima, con ira!