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LE FANTASIE
Nel coglier dell’uve, nel mieter del grano,
dovunque è una gioia, fia sempre «Legnano»
l’altera parola che il canto dirá.
Ma guai pe’ nipoti se, ad essi discesa,
diventa parola che muor non compresa!
Quel giorno l’infame dei giorni sará.
Snerbato, curante ciascun di se solo,
qual correr d’estranei! qual onta sul suolo
che a noi tanto sangue, tant’ansie costò!
Allor, non distinti dai vili i gementi,
guardando un tal volgo, diranno le genti:
— I RE CHE HA SUL COLLO SON QUEI CHE MERTO.