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DON FEDRIGO
e che uscissi di li fuora,
ch’ei porrebbonmi al sicuro.
Io, com’uom che non ha colpa,
io niente me ne curo.
Andai dritto su alle sale
di don Pedro fratei mio.
— Voi, buon re, con tutti quanti,
voi, buon re, mantenga Iddio!
— Vien, maestro, in tua malora!
che ti colga mò il malanno!
mai non muovi a visitarci
che una volta sola all’anno:
e quell’una è pur per forza,
per comando che t’ è ’spresso !
Or, maestro, la tua testa
è una strenna ch’io ho promesso.
— Oh, buon re! perché mai questo?
Non commisi io scelleranza;
né in battaglia io v’ ho deserto,
né coi mori io fei leganza.
— Qua venite, uscieri miei !
fate quel che ho comandato. —
Non l’ha ancor ben proferito;
giá la testa gli han tagliato.
Messa li sur un piattello,
alla dama il re l’invia,
alla dama di Padilla,
alla sua donna Maria.
Ella, come fosse a un sano,
parlò al teschio sul piattello:
— Scontai qui il tuo mal consiglio
al re Pedro tuo fratello !
quel consiglio che gli hai dato
qui mel paga, ed insiem quante,
traditor, tu me n’hai fatte
l’anno andato e l’anno andante! —