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«volevate di nuovo sguizzar fuori senza essere veduto ed andar a fare una di quelle passeggiate solitarie che vi fanno tanto bene? Ma vedete, questa mattina mi sono alzata presto per voi e vi ho colto sul fatto.»

«Stimate troppo poco l’effetto del vostro rimedio,» dissi, «se credete che un’uscita simile avrebbe ancora conseguenze tanto cattive.»

«Quanto mi dite, mi fa piacere,» replicò ella. «Volevo adornar di fiori la tavola della colazione e vi sentii a discendere: mi parve che il rumore dei vostri passi avesse qualche cosa di furtivo.»

«Mi fate torto,» soggiunsi. «Non pensavo affatto ad uscire.»

A dispetto de’ suoi sforzi, per farmi credere che il nostro incontro era dovuto al caso, mi venne il sospetto, più tardi confermatosi, che quella soave creatura, che aveva assunto una specie di tutela su di me, si fosse alzata più presto, le ultime mattine scorse, per togliermi la possibilità di uscir solo e questo pensiero mi commosse quanto l’altra volta. Ella mi permise di aiutarla a preparare il mazzo di fiori ed io la seguii nella stanza dalla quale dianzi era uscita.

«Siete proprio certo,» mi chiese, «di aver vinto interamente i terribili pensieri che vi tormentavano quella mattina?»

«Non posso dire che non vi siano momenti in cui non abbia pensieri strani;» osservai, «momenti in cui la mia identità personale mi pare una domanda senza risposta. Dopo un’esperienza come la mia, sarebbe troppo il chiedere che io non avessi mai tali pensieri, ma credo che il pericolo sia passato per me di perdere la tramontana, come mi accadde quella mattina».

«Non dimenticherò mai il vostro aspetto turbato» diss’ella.

«Se mi aveste soltanto salvata la vita,» continuai, «potrei forse trovar parole atte ad esprimere la mia riconoscenza, ma voi mi avete salvata la ragione e non v’è parola che possa dire quanto sia grande il mio debito verso di voi». Io era commosso, ma vidi che anche i suoi occhi eran pieni di lagrime.

«Sarebbe un po’ troppo il credere tutto ciò,» disse «ma è assai bello l’ascoltarvi. Io ho fatto ben poco, so però che mi