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prolusione 379

servigi, onde divengono per noi care e rispettabili, non a misura del fasto e della pompa che ostentano, ma in proporzione della utilità che arrecano e delle difficoltà che superano: impariamo quanto debba rispettarsi l’orgogliosa indolenza di chi lacero poltrisce fra le sdrucite immagini degli avi, e l’industria operosa e benefica del ruvido agricoltore; ed ammirando il solitario ed austero cenobita, non disprezzeremo l’umile padre di famiglia, che divide un pane bagnato di sudore fra i teneri allievi della nazione.

Finalmente non piccolo vantaggio può arrecare lo studio d’una scienza non rinchiusa nella solitudine d’un gabinetto, non versante intorno ad oggetti remoti dall’uso promiscuo della vita, ma della quale tutti i circoli e le radunanze risuonano, e gli avvenimenti giornalieri ci richiamano a continue applicazioni: onde gioverà sempre il guardarsi per interno convincimento, e per quella luce tranquilla e chiara che le scienze solidamente studiate c’infondono, sia dai venerati pregiudizi che per domestica tradizione ci vengono tramandati, sia da quell’abituale querulità e malcontentezza che non cessa in ogni tempo ed in ogni luogo di esser soffiata sulla diffidente e docile ignoranza.

Eppure una scienza così necessaria ed utile è stata delle ultime a svilupparsi nello spirito umano, e non è ancor giunta a quell’ultimo grado di perfezione di cui sembra suscettibile. Tutte le arti e le scienze sono nate da’ nostri bisogni, siano da primarii, cioè da quelli che l’uomo anche solitario ed abbandonato a se