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xlviii introduzione

Ove Peloro scovre il mar Tirreno,
Mille aperture ha la Trinacria riva,
Per cui respira il foco, ond’arde il centro.
Una di queste addita
Il signor d’Acheronte ad Aretusa,
Per cui risorge ove non tace il vento;
E fa di nuovo humor bagnate e molli
Di Sicania le piagge,
Di tema ancor gelante, ancor tremante!

Qui ferma il corso, e qui piange in eterno.
Mai sempre humido il ciglio,
D’Ismen la morte, e ’l suo perpetuo esiglio!

L’anno dopo, era tornato a Napoli, e dedicava un altro idillio: Il guerriero amante, a D. Domizio Caracciolo, Marchese della Bella, cadetto di Casa Avellino1. È la storia di un guerriero napoletano, che, andato alla guerra di Lombardia, in una tregua guerresca, s’innamora, e, non corrisposto nel suo amore, disperato, si uccide. E la donna crudele, punta da rimorso e da tardivo amore, si uccide sul morto amante:

Così, dove non valse
Prieghi o sospir del doloroso amante,
È ’l suo morir possente a far pietate
Nel duro sen dell’orgogliosa Ninfa.

Cosi morte congiunse
Quei, ch’unir non poteo forza d’amore!

Così due somiglianti agli alti Dei,
Fero destin sospinse a morte acerba!



  1. la ded. è datata: Napoli, 1 di Maggio 1620,