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introduzione clxvii

sconoversioni raccolte recentemente in ogni parte d’Italia, e in molti altri paesi d’Europa.

La non meno celebre fiaba della Cenerentola è rappresentata nel Cunto de li Cunti dalla Zezolla del T. VI della G. I. La quale, dopo avere, ad istigazione di una sua maestra, uccisa la madrigna, e persuaso il padre a sposar colei, è maltrattata e spregiata dalla nuova madrigna e dalle figliuole, che porta in casa. Ma una fata, che le era diventata amica e protettrice, le manda in dono una pianticella fatata, che le rende possibile di trasformarsi come vuole. E si trasforma, e, splendidamente abbigliata, va alle feste, dove vanno le sorelle, e innamora di sè un principe; il quale, finalmente, giunto a conoscerla, per mezzo di un chianiello, che le era caduto nel tornare precipitosamente a casa, la fa sua sposa.

Ed, anche di questa, le versioni sono abbondantissime, e basti citare la famosa Cendrillon del Perrault, elaborazione artistica, che dette alle fiabe una seconda popolarità.

Molti altri trattenemienti fanno parte di quel ciclo dello sciocco fortunato, ch’è uno dei più ampii. E Antuono, che ha da un orco tre oggetti fatati, i quali perde e poi riacquista (I, 1); è Peruonto, che riceve la fatazione che ogni suo desiderio sia subito recato ad effetto (I, 3); è Vardiello, che vende la tela della madre ad una statua (I, 4); è Nardiello, che, mandato tre volte a mercatare dal padre, compra una volta un topo, un’altra uno sca-



    Francesco Bracciolini dell’Api, con prefazione e con saggio sull’origine delle novelle popolari di Mario Menghini, Bologna, Romagnoli, 1889 (Scelta, Disp. CCXXXIV) — pp. XCIII-CXXI.