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cxlvi introduzione

suo racconto in versi, intitolato: Peruonte (sic) oder die Wünsche, che corrisponde al Peruonto, T. III della G. I del Cunto de li Cunti1.

Il racconto del Wieland, nelle due prime parti, segue a passo a passo l’esposizione del Basile, solo adornandola di nuovi particolari e svolgendo le varie situazioni. L’intonazione è scherzosa, ma non vi manca la punta di un significato morale. C’era un re di Salerno, che aveva una bellissima figliuola, chiamata Vastola (sic), ammirata, corteggiata, che, tuttavia, non pensava a maritarsi:


          Blieb mitten in den Flammen,
          Nach wahrer Salamanderart,
          Stets unversengt, eiskalt, und felsenart!


Intanto, un giovanotto, chiamato Peruonto, brutto e sciocco e sgraziato, mandato dalla madre al bosco a far legna, trova tre fate, che dormono al sole, e le ricopre, formando sopra i loro corpi una pergola ombrosa. Le tre fate si svegliano, e, per gratitudine, gli danno la fatazione, che ogni desiderio, ch’egli formi, diventi subito realtà. Peruonto, fatto il suo fascio di legna, pensa tra sè: — se questo fascio, invece di farsi portare, mi portasse a casa! — Ed ecco il fascio si mette in movimento come un cavallo. E Peruonto, via! E, seguito dalla gente che rideva e schiamazzava, va così verso casa, e passa innanzi al palazzo del Re, dove Vastolla, ch’era alla finestra, esclama:



  1. Wieland’s Werke, hgg. von II. Kurz, Leipzig, s. a., Einleitung, p. xxiii.